L'intervista che oggi riproponiamo (integralmente in allegato) - a Massimo Parizzi, ideatore ed editore della rivista: "Qui appunti dal presente", è stata realizzata nel 2005. La rivista da due anni è edita in versione italiana ed inglese. E' leggibile on line. La versione su carta si riceve per abbonamento.
Qui Massimo Parizzi racconta dell'idea che alimenta i contenuti della rivista dal primo momento. Dice di quei "desideri, convinzioni, tensioni politiche, morali[...] che a un certo punto si sono coagulati in un progetto".
Nella rivista il diario, diario personale, diario ‘sociale’ si fa dialogo, intreccio di voci. "Qui" è stata ed è anche controinformazione? "Il termine controinformazione non mi piace molto. Certo, la "controinformazione" nel senso di informazione su ciò che i media tacciono o mettono in secondo piano, o di informazione da un punto di vista diverso da quello predominante nei media è necessaria."
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Buongiorno Massimo Parizzi! Darò questo titolo alla nostra intervista: “Qui - appunti dal presente, la rivista di diariâ€. È corretto, Massimo? Sono i diari delle persone il motivo conduttore, il cuore della rivista? Poi, vorrei subito chiederti, bruciando le tappe del nostro dialogo: perché “Qui, appunti dal presenteâ€?; quando è nata in te l’idea della rivista? Ci sono stati un ‘momento’ ispiratore, una esigenza anche personale di tentare questa esperienza editoriale che ora – vedo – si arricchisce di collaborazioni da ogni parte del mondo e richiede l’opera del traduttore?
Sì, sono i diari il cuore della rivista. Almeno dall’ultimo numero, quello uscito in febbraio con il titolo “E subito è Beslanâ€. Anche prima, lo sai, la forma, il genere del diario è stato presente in “Quiâ€. In vari numeri abbiamo pubblicato pagine di diario e, nel 2003, è uscito un numero, “Di guerraâ€, che era interamente un diario scritto da varie persone sulla guerra americana in Iraq. Sull’inizio di quella guerra che continua tuttora. Ma soltanto a partire dall’ultimo numero abbiamo deciso di fare della rivista un diario, un diario collettivo, scritto da più persone di più paesi, e un diario non “a temaâ€, come era stato quello sulla guerra. Fino a quando sarà così, non lo so. Fino a quando, penso, ci sembrerà una “formulaâ€, scusami il brutto termine, utile, capace di dire e di stimolare. A portarci al diario, e così vengo anche alla tua seconda domanda, sul perché “Qui - appunti dal presenteâ€, è stato un po’ il percorso della rivista e un po’, tanto, quello che è successo in questi anni. La rivista è nata nel 1999, il primo numero è uscito nell’autunno del 1999. Ed era molto povera, un fascicolo di fogli A4 fotocopiati e graffati, non il libro che è adesso. L’idea, come dici tu, era precedente, certo. Però, più che di idea, parlerei di un accumularsi di desideri, convinzioni, tensioni politiche, morali ecc. che a un certo punto si sono coagulati in un progetto. Erano il desiderio di fare emergere, di rendere visibili e quindi potenzialmente oggetto di riflessione, di critica, dimensioni della vita in cui spesso prevale l’automatismo. Quella che chiamiamo “vita quotidianaâ€: si prende il tram, la metropolitana, si va a lavorare o al cinema o a cena con amici… E spesso in modo distratto, automatico appunto. Questa, bisogna dirlo, è anche una necessità : è chiaro che non si può essere sempre “presentiâ€. Però, però... La vita concreta che si conduce, la “vita quotidianaâ€, è una forza potente: ti trascina con sé portandosi dietro, e attaccandoti alla pelle, tutti i suoi valori, i suoi criteri, i suoi modi. Che sono poi quelli dominanti. Non è qualcosa di neutro. In sostanza il tentativo della rivista è questo: stimolare, in chi vi scrive e in chi la legge, l’attenzione a quello che succede e che ci succede. Rompere le gabbie in cui viviamo: da una parte la propria attività , in cui si è consapevoli, si riflette, cui si dà importanza, e dall’altra la “vita quotidianaâ€, con i suoi automatismi e la sua presunta “indifferenza†(quante persone dicono “la mia vita quotidiana non è interessante, non potrei scriverci su nienteâ€: io dico che non è vero). Ma anche gli intellettuali da una parte e i non-intellettuali dall’altra; la saggistica, la letteratura, la poesia da una parte, la testimonianza di vita dall’altra. Noi vorremmo, nei limiti di una rivista, è chiaro, e di una piccola rivista, mettere in rapporto e in comunicazione queste dimensioni. Per questo, se il diario è il cuore di “Quiâ€, è sempre un diario inframmezzato da saggi, racconti, poesie.[...]
L'intervista si legge integralmente come 'documento' allegato
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