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Un non accordo piccolo piccolo
Due settimane di incontri di governanti, migliaia di euro di spese per migliaia di delegati, Copenhagen blindata e lo spiegamento di forze per la repressione ormai consueta delle manifestazioni di coloro che chiedono a gran voce di fare qualcosa di serio per la Terra: tutto questo ha partorito un accordo piccolo piccolo e non vincolante.
Certo, entro il 31 gennaio ognuno dei Paesi che hanno partecipato al grande summit di Copenhagen dovrà presentare il compitino in cui starà scritto quanto sarà disposto a fare, quante emissioni ridurre eccetera, ma sembrerebbe prudente da parte nostra – visti i comportamenti fin qui tenuti -  non farci eccessive illusioni su quei propositi.

Grande delusione da Obama e certamente anche di Obama, che non si è recato a Copenhagen forte di un voto del Senato americano che autorizzasse una sua Legge per l’Ambiente e che probabilmente non ha voluto così – forzando in concessioni all’Ambiente – precludersi ulteriormente il raggiungimento di quel voto al Senato.
Almeno questa è una spiegazione che ho sentito dai media.

Si dice anche che il risultato aprirebbe troppo deludente perché troppo forti erano le attese: si poteva pensare in effetti che – vista la gravità dello stato di salute del Pianeta – i Grandi questa volta avrebbero dato prova di saggezza e superato ogni divisione o remora o interesse singolo nella consapevolezza della posta in gioco per la sopravvivenza di noi tutti.

Cosi’ non è: e un giorno i nostri discendenti additeranno Copenhagen 2009 come una delle ultime – forse l’ultima – possibilità di salvezza che non fu colta.
Chiedo perdono - consapevole della inutilità anche di questo...- a quelli che saranno i miei discendenti a nome di quegli insani presunti Grandi.
di germana pisa - 19 Dicembre 09
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